Si riprende di seguito la lettera, a firma del Cav. Lav. Salvatore Ruggeri, inviata al direttore del quotidiano La Provincia Pavese e dedicata al tragico fatto di Crans-Montana.
Illustre Direttore, Le scrivo questa lettera profondamente colpito per la strage di Crans-Montana. Da padre e nonno, non oso immaginare lo stato d’animo delle famiglie colpite da questa tragedia, specie se si considera che queste ragazze e questi ragazzi, che potevano essere i nostri figli o i nostri nipoti, avevano il diritto di celebrare un momento di gioia in un contesto che avrebbe dovuto garantire sicurezza e normalità. Mentre il personale sanitario sta compiendo ogni sforzo per salvare i feriti e la magistratura è al lavoro per accertare le responsabilità, resta la consapevolezza che molte vite sono state spezzate e che altre sono appese a un filo. Lascia senza parole constatare che, in un locale aperto al pubblico, fosse assente un sistema automatico di rivelazione e spegnimento degli incendi. È noto a quanti operano nel campo della sicurezza che da anni esistono tecnologie ad acqua nebulizzata, come il cosiddetto Water Mist, in grado di attivarsi in pochi secondi e di contenere un incendio sul nascere, prima che diventi ingestibile. Chi da anni si occupa di progettazione e installazione di sistemi antincendio in contesti complessi, dalle infrastrutture di trasporto alle grandi opere, sa quanto questi impianti siano ormai parte integrante degli standard di sicurezza, anche alla luce di normative europee in vigore da tempo. La conclusione, per quanto amara, è che esiste ancora una distanza significativa tra il livello degli standard di sicurezza disponibili e la centralità che questi temi riescono ad assumere nella cultura collettiva. La sicurezza non può essere una reazione al lutto, ma una scelta prima che il lutto esista. In Italia, dove normative e requisiti tecnici sono tra i più avanzati, una tragedia di questo tipo difficilmente avrebbe potuto verificarsi. Ma ciò non toglie che, a un livello più ampio, la prevenzione fatichi ancora a essere percepita come un valore prioritario. Resta la speranza che episodi come questo contribuiscano a rafforzare una consapevolezza diffusa, capace di orientare scelte, comportamenti e investimenti ben prima che siano le vite umane a pagare il prezzo più alto.
