“Attraversiamo un momento di crisi per varie cause: ad esempio, le nuove generazioni sono meno attente a certi prodotti di alto profilo, vogliono prodotti belli ma a prezzi più bassi. I prezzi sono stati aumentati troppo. Per quanto riguarda la moda c’è anche un cambiamento di stile, dove purtroppo alcune case hanno perso i legami con le loro origini: questo, a mio giudizio, è un fatto negativo. Oggi il mondo della moda, soprattutto quello del fast fashion, non può fare a meno del cosiddetto “Made in China”. Per una ragione di costi, solo di costi. Però bisogna stare molto attenti, perché una cosa è un certo tipo di fast fashion prodotto in modo corretto, ma l’ultra fast fashion è una vergogna: viene prodotto senza alcun rispetto delle regole, un vero disastro. Noi, come Camera Nazionale della Moda Italiana, siamo assolutamente contrari all’ultra fast fashion e speriamo che il governo metta delle barriere al più presto” ha spiegato il Cav. Lav. Boselli in una lunga intervista dedicata al valore del Made in Italy.
E a proposito dell’impatto economico a livello di fatturato per l’Italia rispetto a questa tendenza di occupazione cinese del mercato, il Cav. Lav. Boselli ha così spiegato: “L’ultimo anno il mercato è sceso del -4%, ma fino a due anni fa, salvo la parentesi del Covid, è sempre stato in ascesa. Durante il Covid il mercato moda ha avuto un crollo, poi ha fatto un rimbalzo e alla fine si è abbastanza stabilizzato, ma non è mai tornato ai livelli pre-Covid. Certi mercati, come quello cinese, non sono tornati a crescere come nel periodo pre-pandemico.”
