Ma Yansong è stato scelto come nuovo Guest Editor internazionale di Domus. Firmerà lui i dieci numeri del giornale nel 2026 portando avanti, per il nono anno, il progetto editoriale 10x10x10 ideato in vista del centenario dal Presidente di Editoriale Domus, Cav. Lav. Giovanna Mazzocchi, che commenta: “Sono felice di dare il benvenuto a Ma Yansong: il più interessante, visionario, eclettico protagonista della nuova stagione dell’architettura cinese e fra i maggiori del panorama internazionale. Parla un idioma in parte derivato dalla cultura millenaria cinese, in parte dalle visioni della fantascienza. Il futuro che immagina non è cupo e distopico, ma felice e utopico. La sua visione recupera dimensioni come la fantasia, la narrativa, il corpo, la trascendenza, l’organismo. Per parte mia, gli assicuro che troverà nella rivista, nelle persone che ci lavorano e nel suo sistema la piattaforma globale ideale per esprimere la sua cultura e la sua straordinaria visione”.
Yansong è di fatto l’architetto più giovane, e il primo di provenienza cinese, a firmare il giornale. Prima di lui, il progetto 10x10x10 ha coinvolto come guest editor annuali Michele De Lucchi (2018), Winy Maas (2019), David Chipperfield (2020), Tadao Ando (2021), Jean Nouvel (2022), Steven Holl con Toshiko Mori (2023), Norman Foster (2024) e Bjarke Ingels (2025).
Il punto di partenza del pensiero di Ma Yansong è una critica dell’architettura contemporanea, lucida e profondamente sentita. “Nel mondo in rapido cambiamento di oggi la tendenza occidentale un tempo predominante, rappresentata dal Modernismo, ha perso voce. Un tempo l’architettura nutriva l’ambizione di cambiare la società e la politica. Aspirava a cimentarsi con le tecnologie più nuove, a formulare l’estetica pubblica e il motto di un’epoca, a definire l’estetica pubblica e il carattere di un’epoca, a essere riferimento imperituro. Tutto ciò oggi è diventato straordinariamente difficile.”
Da qui la volontà di farsi aiutare, proprio da Domus, ad affrontare la crisi stimolando un cambio di passo nella pratica della disciplina. “Gli istituti addetti alla formazione si affannano a privilegiarne gli aspetti professionali, ma i giovani non si iscrivono più alle facoltà di architettura, perché non credono più nella possibilità di creare un futuro migliore. Oggi l’architettura deve aprirsi, spostarsi in nuovi territori e impegnarsi più direttamente e da vicino per mettersi al passo con i tempi in cui viviamo e con le persone”
