“I brand che durano nel tempo sono quelli che continuano a fare al meglio ciò per cui sono nati. In questi anni ci siamo potuti distinguere perché siamo rimasti fedeli a noi stessi. Abbiamo iniziato cucendo scarpe fatte a mano ed è quello che facciamo ancora oggi, sempre meglio”, dice il Cav. Lav. Giuseppe Santoni, presidente esecutivo di Santoni.
Malgrado moda e lusso stiano attraversando una fase difficile, il brand marchigiano continua a registrare risultati in crescita. L’azienda ha chiuso il mese di settembre con ricavi che sfiorano i 100 milioni di euro, in aumento del 10% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente, e il fatturato atteso per fine anno è intorno ai 130 milioni di euro. «Andiamo bene, perché facciamo di tutto perché le cose vadano bene. Acquisiamo clienti nuovi, ma soprattutto non ne perdiamo, perché non tradiamo la loro fiducia. Ci sono brand che dal 2018 hanno triplicato i prezzi, noi li abbiamo aumentati del 30%», sottolinea il presidente. Il canale retail è cresciuto del 45% in un anno, mentre l’ecommerce ha registrato un incremento del 27%. Buone le performance dei negozi flagship: quello di Milano ha visto crescere il fatturato del 39% dallo stesso periodo del 2024, in controtendenza rispetto al contesto generale del Quadrilatero, e New York Madison ha segnato un aumento del 55%. Gli Stati Uniti sono il primo mercato per Santoni.
«Il vero tema degli Stati Uniti oggi è l’incertezza politica. Il mercato americano è un mercato full-on full-off —spiega il presidente del gruppo —. Questo significa che, quando va bene, cresce molto rapidamente e, quando va nel panico, si ferma. Finora, però, i risultati sono stati migliori delle aspettative e continuiamo a essere ottimisti». La maison punta a crescere anche in altri mercati, entro fine anno sono previste quattro nuove aperture a Doha, Il Cairo, Almaty e Tbilisi, a cui si aggiungerà Montecarlo nel 2026. «Anche Turchia e Messico offrono prospettive interessanti. Sono due Paesi emergenti e c’è molta ricchezza. Poi c’è l’Asia, dove abbiamo un’importante presenza in Giappone, ma guardiamo con interesse anche ad altri Paesi, come l’India».
