Superyacht, panfili, lussuosi cabinati? No, grazie. Al re dello shipping piacciono le «carrette». Così i genovesi chiamano i piroscafi da carico, quelli che – in più di un secolo – hanno fatto la fortuna del colosso Coeclerici. Un gruppo presente in 14 Paesi con 1220 dipendenti e un volume d’affari di 775 milioni di euro (dati 2023), di cui il Cav. Lav. Paolo Clerici, classe 1945, è indiscusso timoniere. Terza generazione di armatori, lui – però – le navi non si è limitato a mandarle per mare, le ha messe pure in cornice. Quarant’anni di passione al servizio di una collezione d’arte unica in Italia – e tra le prime d’Europa – incardinata su un ramo minore dell’iconografia navale: i mercantili.
Quelle navi spesso lunghe, tozze e sgarrupate destinate al trasporto merci, cenerentole nella pittura di marina, che a loro ha sempre preferito la scenografia delle flotte da guerra, la poesia dei pescherecci, la maestà dei transatlantici. Confluita nella Fondazione Paolo e Giuliana Clerici, la raccolta è stata donata al Galata – Museo del mare di Genova e squadernata all’ultimo piano, in una sala panoramica con terrazza spalancata sul cuore antico della Superba.
In un allestimento dalla pluralità di prospettive, una sessantina di lavori (scelti tra 250) attraversano in nove aree tematiche – compresi i paesaggi portuali d’Europa – gli ultimi 150 anni della navigazione, nel passaggio epocale dalla vela al vapore. Sfilano velieri, golette, brigantini, piroscafi cisterna e d’emigrazione, motonavi per trasporti misti, moderne, mastodontiche bulk carrier. Veri e propri «ritratti di navi» nella tradizione tutta inglese dei captain’s painting, commissionati da comandanti o armatori per il quadrato di poppa o le compagnie d’armamento. Portano la firma dei più quotati specialisti del genere.
Fino al 2018, anno della donazione al Galata, l’intero nucleo di opere se ne stava appeso in tutta segretezza nella sede della compagnia, noto solo alla famiglia, ai collaboratori, alla cerchia di amici più stretti. «L’idea di farne un patrimonio condiviso è nata dall’allestimento, all’interno del museo, della Sala degli armatori, dove siamo anche noi; si è sviluppata una corrente di fiducia con la direzione e pian piano la prospettiva di accasare la collezione nella mia città natale, nel museo marittimo più importante di tutto il Mediterraneo, mi ha appassionato». E c’è una ragione di più. «Nel mondo anglosassone esiste il concetto di give back, cioè restituire alla società parte di quanto si ha avuto dalla vita». Con la Fondazione, che spazia dalla cultura alla filantropia, il Cav. Lav. Paolo Clerici ha scelto di beneficare soprattutto i luoghi della sua biografia. E a Genova, «città stupenda», ha donato attraverso l’arte memoria di ieri e visione di domani. «Perché senza mare non c’è futuro per i genovesi».
