«L’idea del ministro Adolfo Urso di incentivare le aziende della filiera automotive a diversificare e riconvertire le proprie attività verso settori ad alto potenziale di crescita, come difesa, aerospazio, blue economy e cybersicurezza? Apprezzo gli sforzi del governo, ma sono molto scettico. Qualche risultato ci sarà, ma assai limitato: interesserà solo alcune aziende, in particolare di nicchia, e altre no». Così ha commentato il Cav. Lav. Marco Bonometti, in un’ampia intervista rilasciata a Il Giornale in cui spiega anche la specifica esperienza di OMR sul tema della riconversione.
«In passato abbiamo lavorato per la difesa producendo dei componenti, ma senza occupare un numero elevato di personale. Noi, per esempio, realizzavamo maglie per i cingoli dei carri armati. Si potrebbe lavorare nel campo dei veicoli terrestri, come quelli per il trasposto dei soldati. Ma ribadisco: i numeri dell’auto non si conciliano con quelli per la difesa. Nicchie e volumi limitati non possono prendere il posto della mole di occupazione che garantisce l’automotive. Come si potrebbe rigenerare una linea che fa basamenti per motori in una preposta alle bielle? Le fonderie potrebbero tornare utili in caso di cambio di business, ma ritengo sempre con utilizzi limitati».
Chiaro il punto di vista del Cav. Bonometti che ribadisce l’urgenza di un’azione e il rischio default per l’industria: «Già 5 milioni di auto sono andate perse in Europa e la situazione italiana, visto il 2024 e come è partito il nuovo anno (-63,4% le vetture prodotte in gennaio, cioè 10.800 unità, secondo i dati preliminari di Anfia – ndr), è molto seria. Il problema enorme riguarda l’energia e soprattutto i costi che da noi, in Italia, sono più del doppio rispetto agli altri Paesi. O si risolve velocemente il problema, visto che per il nucleare ci vorrà del tempo, oppure in Italia non si riuscirà più a produrre».
