«Siamo ormai fuori tempo massimo. Mi spiace ammetterlo ma credo proprio non ci sia più molto da fare». Così il Cav. Lav. Marco Bonometti, Presidente del gruppo Omr racconta una provincia, quella bresciana, legata a doppio filo con l’industria tedesca e, quindi, anche ai destini dell’auto. Di seguito uno stralcio della sua intervista rilasciata e pubblicata su Corriere della Sera:
“I buoi son fuori dalla stalla e ho il dubbio che sia ormai troppo tardi. L’unica vera soluzione sono le elezioni anticipate tedesche. Se la Germania si schiera contro Bruxelles, allora alleandosi con Italia e Francia c’è una possibilità di cancellare quella norma, perché quella norma va cancellata, non basta modificarla”.
“Dopo il Dieselgate i costruttori tedeschi han voluto rifarsi la verginità e hanno sposato la causa della mobilità elettrica senza troppo pensare alle reali ricadute sull’industria e sull’indotto. Siamo abituati a dar colpa ai politici sul Fit for 55, ma la vera responsabilità è in capo ai grandi gruppi dell’automotive. Ora si sono però accorti che l’elettrico non è remunerativo per la filiera, costa molto di più e, quel che è peggio, non ha mercato”.
“La filiera lombarda e bresciana dell’automotive era sostenuta dai grandi volumi produttivi tedeschi, ma sta cambiando il modello industriale. Il prossimo anno l’Ue inasprirà gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per i produttori di automobili: per le auto, le emissioni medie dovranno scendere sotto i 93,6 grammi per chilometro, il 19% in meno rispetto a quest’anno, il che significa che i margini per l’intera filiera si assottiglieranno ulteriormente e molti componentisti italiani usciranno dal mercato. Sento parlare di carenza di personale e di formazione come strategia di crescita, ma io all’orizzonte vedo i licenziamenti”.
