«Sono vittima di un ingranaggio inesorabile. Io avevo in realtà in mente una tesi sullo sviluppo demografico di Milano. Vado a presentare il primo capitolo al professor Alberto Mainardi. “È sicuro? Un editore ci ha appena chiesto se per caso uno studente è interessato a una tesi sui consumi culturali. Si chiama Luciano Mauri, per caso lo conosce?”. Era mio padre. Io però iniziai a lavorare con Mario Spagnol in Longanesi, pensando che in Messaggerie avrebbero avuto troppi riguardi per me. E quando entrai all’ufficio marketing il computer mi fu molto utile, sbrigava due terzi del mio mansionario». La concretezza è motto milanese. «Gli editori sono tali perché riescono a comprendere le elaborazioni degli autori e le mettono a terra. Nascono così libri che devono piacere, passando per il gradimento di giornalisti, librai, oggi anche influencer. Per fare questo servono redattori colti, però ecco, è bene che non siano perfezionisti senno il libro non esce mai”.
Così il Cav. Lav. Stefano Mauri ha risposto a Repubblica Milano che lo ha intervistato ripercorrendo la sua storia e la sua carriera. Nel corso del racconto, un grande omaggio è stato dedicato a Milano.
“Milano è così, pragmatica, fa le cose, ed è anche molto migliorata. Una volta un quinto del tempo serviva a inseguire fornitori in ritardo, oggi serve solo qualche minuto. Poi se Milano è capitale dell’editoria, dipende certo anche da altre ragioni storiche ed economiche. Ma qui, come a New York, si fa. E lo sanno anche gli scrittori». I giovani talenti Milano non se la possono permettere. «Milano resta meno cara di Parigi e più divertente di Francoforte, chi pub e ha i soldi la sceglie sempre di più innescando dinamiche che conosciamo. In questo momento la città va a 130 all’ora, ogni giorno qualcosa da fare, ogni giorno e non con mia gioia, all’Arco della Pace c’è un concerto. Ecco, facciamola anzitutto rallentare un poco, si può arrivare a destinazione in orario anche a 100».
