“Un suicidio annunciato”. Così il Cav. Lav. Marco Tronchetti Provera ha commentato la questione dell’elettrico. “Nel Paese dalla competenza motoristica unica al mondo noi puntiamo sull’elettrico, non avendo la capacità produttiva, in una competizione con l’Asia senza scampo. Credo che neanche in 10 anni altri Paesi del mondo sarebbero riusciti a fare un motore termico o un sistema di controllo vetture come è stato fatto in Europa. Ma sono convinto che ce la possiamo ancora fare. C’è ancora la qualità, la competenza per poter fare delle belle macchine a un costo competitivo, con dei bei moto- ri a combustione interna o ibridi o con altri combustibili alternativi. Perché dobbiamo essere schiavi tutti di questo elettrico? La tecnologia era l’unico percorso percorribile invece andiamo sparati contro il muro, aumentando la nostra dipendenza per le fonti energetiche” ha dichiarato a margine della presentazione del calendario Pirelli 2026.
“E nell’elettrico siamo i migliori al mondo, quindi non abbiamo temi diciamo aziendali da rivendicare, ma abbiamo bisogno, di avere un mondo intorno a noi che guardi in positivo al futuro. Si parla troppo di finanza e troppo poco di industria e di prodotto. L’interesse al prodotto, alla qualità del prodotto, non è la priorità, ed è un problema non solo italiano. Si sposta tutto sugli aspetti finanziari, ma la finanza è un servizio per l’industria e non viceversa. Se noi facciamo una fabbrica la facciamo per i prossimi dieci anni. Quindi non possiamo fare errori. Quando andiamo in un Paese ci stiamo per le prossimi decadi. Dobbiamo avere un rapporto con il mondo locale molto forte. Partecipiamo alla vita sociale, alla vita artistica, portiamo quello che possiamo anche delle nostre esperienze di welfare o la cultura. Questo è industria. Abbiamo più di 30 mila famiglie che lavorano per la Pirelli, da Settimo Torinese al Brasile alla Romania, nessuno viene lasciato indietro, c’è un welfare che protegge le persone. Ma non siamo i soli – spiega ancora – molte aziende hanno un rapporto così, poi non vengono raccontate perché non fa notizia”.
