L’ultimo fiore all’occhiello è il Grand Egyptian Museum inaugurato sabato scorso a pochi chilometri dal Cairo. In tutto 150 vetrine «intelligenti», con vetri invisibili e ad altissima tenuta, compresa la galleria di Tutankhamon. Ma i vetri della ditta Goppion, nata nel 1952 a Trezzano sul Naviglio, proteggono anche i gioielli della Corona a Londra e la Gioconda a Parigi.
L’amministratore unico Cav. Lav. Alessandro Goppion lo ha raccontato con orgoglio al Corriere della Sera ripercorrendo anche la nascita dell’azienda:
«Siamo partiti con mio papà Nino che si inventò con largo anticipo un’azienda che si occupa di exhibition display. C’era il boom economico e si concentrò sulle opportunità offerte da negozi e distribuzione. Poi quando entro io in azienda negli anni Ottanta converto l’attività dandole una direzione solo museale. Così ho messo insieme la mia passione per la storia con il lavoro. La svolta quando ci chiama l’Historic Royal Palaces, la fondazione che gestisce i palazzi reali, e ci chiede di fare un’offerta per le teche dei gioielli della Corona nella torre di Londra»
“Oggi siamo un centinaio più gli esterni che sono occupati al cento per cento con noi, come un tecnico della Nasa in pensione e le collaborazioni con le università. Abbiamo anche sedi a Boston, Tokyo e Hong Kong, ma per la logistica. Non sono in grado di produrre: questa specificità non l’hanno né i giapponesi né gli americani. Sappiamo far fronte a qualsiasi richiesta. Come la teca del tappeto di caccia Ardabil: 17 metri per sei, la più grande al mondo. Eravamo in allestimento quando il direttore del Victoria e Albert museum di Londra m’incontra nel corridoio e mi chiede se posso farla apribile in un unico pezzo. Mi sono detto: come no, son chi mi! E ho inventato una soluzione inedita».