La presidente del Gruppo Bolton ha raccontato a VITA perché ha deciso di istituire, nel 2019, una fondazione dedicata esclusivamente all’educazione.
Un alfabeto filantropico, spiega, imparato in famiglia.
“La filantropia, qui come altrove, è un modo molto umano di partecipare alla vita delle comunità per dare risposte a bisogni, piccoli o grandi, che riguardano persone in condizioni di fragilità, che stanno vivendo situazioni di difficoltà, strutturale o temporanea. Questa partecipazione può concretizzarsi in modi diversi, dall’aiuto di un volontario al disegno di un programma di intervento strutturato e di lungo termine da parte di una fondazione, dotata di mezzi economici e competenze professionali. È legittimo parlare di filantropia in entrambi i casi – è bene ricordarselo sempre – e la radice di fondo rimane la stessa, che si abbia a disposizione solo il proprio tempo o risorse economiche importanti. È altrettanto importante ricordare che la filantropia ha anche un suo ruolo specifico. Gli attori filantropici agiscono, infatti, con responsabilità, ma senza dover rispondere a nessuno tranne che ai propri fondatori o, eventualmente, a un consiglio di amministrazione. Possono permettersi quindi il privilegio di sperimentare e fallire. Il pubblico è naturalmente meno propenso perché risponde all’elettorato, il for profit ha altri obiettivi. Non si tratta di sostituirsi allo Stato, ma di affiancarlo con approcci più agili o meno esplorati. In questo la filantropia, soprattutto quella familiare, si trova nella migliore posizione per comprendere e affrontare i rischi di sperimentare nuovi interventi sociali, ovviamente alla luce di precise competenze tecniche e con la totale consapevolezza del contesto di riferimento”.
“Penso che la filantropia, oggi, richieda un equilibrio delicato tra visione e concretezza. Non basta più la generosità, né l’idea — pur nobile — di restituzione: servono competenze, metodo, capacità di leggere la complessità e di costruire strategie di lungo periodo. In questo senso, la mia esperienza imprenditoriale mi ha aiutato molto. Mi ha insegnato a lavorare per obiettivi, a prendere decisioni anche in contesti incerti. E soprattutto, mi ha trasmesso l’importanza di avere al mio fianco team competenti e motivati, capaci di portare avanti iniziative ambiziose con rigore e passione. Detto questo, credo anche che la filantropia abbia bisogno di uno sguardo differente, più aperto e meno orientato al risultato immediato, capace di mettersi in discussione, di ascoltare, e di imparare ogni giorno. Senza dubbio l’iniziativa Masì, che in greco moderno (la famiglia Nissim è originaria di Salonicco, ndr) significa “insieme”, è quella che sento a noi più vicina. Si tratta di un programma che nasce da un’idea semplice, ma potente: investire nella didattica quotidiana, quella che accade ogni giorno nelle aule, con i ragazzi. Abbiamo scelto di intervenire in alcuni Istituti comprensivi pubblici di Palermo, con l’obiettivo di arricchire l’offerta educativa attraverso la presenza di educatori che affianchino i docenti, portando competenze nuove e complementari e stiamo avviando l’intervento anche a Roma.”