«Non ho mai voluto diventare ricco. Ho sempre e solo avuto paura di non avere lavoro sufficiente. I soldi non mi sono mai interessati. L’azienda sì»; inizia così l’articolo che Paolo Bricco per Il Sole24Ore ha voluto dedicare al Cav. Lav. Pierino Persico, intervistato per l’occasione.
«Mia mamma Palmina faceva l’operaia in una azienda tessile. Mio padre Pino lavorava in una fonderia. Non avevamo molto. Ma non eravamo poveri. O, meglio, eravamo meno poveri di altri. Tutto era una scoperta. Non avevamo la televisione e dovevamo ascoltare alla radio Lascia e Raddoppia di Mike Bongiorno. Avevo però le monetine per comprare il gelato al bar del paese e così potevo guardare alla sua TV il telefilm Rin-TinTin. La famiglia della mia futura moglie Isa andò a vivere in una casa popolare del Piano Fanfani. Avevano l’acqua, il bagno e il riscaldamento nell’abitazione. Nella Bergamasca di allora non era scontato» ha raccontato ripercorrendo tutta la sua vita e la sua eccezionale visione imprenditoriale che lo ha portato a fondare e sviluppare la sua azienda di famiglia.
«Prima ho assunto un apprendista, poi un modellista, e così via. Quattro anni dopo ho rilevato la ditta dove avevo lavorato io come dipendente. Il titolare aveva tredici figli, ma avevano studiato tutti per fare professioni diverse o si erano laureati, e nessuno voleva continuare l’attività da modellista. Siamo partiti come azienda artigiana La Modelleria di Persico e siamo diventati Persico Spa».
Fino ai giorni nostri, dove ogni giorno la sfida continua, come lui stesso racconta: «Per noi gli Stati Uniti sono un mercato fondamentale. Se la Casa Bianca impone un dazio del 10%, non sono in grado di riversarlo sul cliente. Soprattutto nei nostri contratti di collaborazione che sono a lungo termine. Il prezzo definito all’inizio del contratto resta quello. Devo assorbire io il costo in più. Trump cambia in continuazione la misura dei dazi verso questo o quel Paese. L’instabilità pesa tanto».
