“A me, che arrivo da un altro mondo e da una altra lingua, ha sempre colpito, nella cultura occidentale e cristiana, il doppio significato della parola passione. Passione come amore, ma anche passione come dolore. E credo che questa duplicità di senso si riferisca perfettamente alla dimensione dell’imprenditore italiano. L’imprenditore italiano è straordinario per la passione. Ed è unico nell’affrontare difficoltà che, altrove, non sono nemmeno pensabili. Non voglio essere retorico. Ma non credo che, altrove, esista qualcosa di paragonabile alla sua fisionomia e all’ostilità dell’ambiente in cui si trova a operare”.
Inizia così l’intervista che il Cav. Lav. Reza Arabnia ha rilasciato a Paolo Bricco del Sole 24 Ore durante la quale oltre a ripercorrere la sua vita personale, ha più volte ribadito l’ammirazione verso la figura dell’imprenditore italiano e verso la sua distintiva capacità di modellare la realtà.
Una riflessione viene inoltre dedicata al settore in cui la sua impresa opera e alla visione con cui è stata sviluppata negli anni: “Mio suocero ha sempre pensato che fosse necessario avere un socio più grande. Si tratta di una impostazione che ho condiviso. Nel 2009 calò il buio totale. Pochi incassi. Nessun ordine. Facemmo la scelta opposta a quella degli altri. Anziché tagliare e licenziare, contammo i soldi che avevamo in cassa. Mi resi conto che avevamo risorse per due anni. Allora decidemmo di investirli tutti in innovazione e in marketing strategico, posizionandoci in Cina”.
